Di Pietro indagato per truffa allo Stato
Roma - Il ministro Antonio Di Pietro è indagato per appropriazione indebita, falso in atto pubblico e soprattutto per truffa aggravata ai danni dello Stato finalizzata al conseguimento dell’erogazione di fondi pubblici. L’inchiesta della procura di Roma verte su presunte irregolarità commesse dall’ex pm nella gestione delle finanze nell’Italia dei Valori. Sotto osservazione le spese elettorali, le movimentazioni dei conti del suo partito, l’utilizzazione dei finanziamenti pubblici incassati e delle somme ricevute dai simpatizzanti: in tutto, oltre 20 milioni di euro. Nelle carte c’è anche la storiella di un assegno «non trasferibile» da 50mila euro destinato al partito ma ugualmente incassato da Di Pietro, oggi alleato di Veltroni. Nel mirino dell’autorità giudiziaria, dunque, finisce la presunta gestione «privatistica» e «familiare» del partito da parte del suo presidente, di cui hanno parlato pubblicamente parecchi ex compagni di viaggio (vedi Giulietto Chiesa, Elio Veltri e Beniamino Donnici) e su cui si dilunga, nel 2006, l’esposto-bomba presentato all’autorità giudiziaria romana dall’avvocato Mario Di Domenico, uno che dell’Italia dei Valori conosce ogni dettaglio essendo stato tra i soci fondatori ed avendo ricoperto l’incarico di segretario. È lui, l’uomo-ombra del Tonino nazionale, la gola profonda dell’inchiesta che preoccupa Di Pietro e i suoi alleati.
Il diretto interessato, Antonio Di Pietro, ribatte ad alcune anticipazioni del settimanale Panorama: «Accolgo con un sorriso i tentativi di Panorama di sporcare la campagna elettorale con allusioni che non hanno alcun riscontro con la realtà. I fatti penali in questione sono già stati valutati, sia in sede civile con il rigetto di tutta la domanda del denunciante, sia in sede penale con la richiesta di archiviazione formulata dal pm già dall’anno scorso. Ora c’è solo l’udienza di opposizione all’archiviazione fissata dal Gip, a seguito del reclamo del denunciante». Il prossimo 27 febbraio, infatti, il gip Carla Santese deciderà che cosa fare del fascicolo 4620/07 che ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati del ministro delle Infrastrutture. Tre gli esiti possibili nell’udienza in camera di consiglio fissata per quella data. Il primo: il gip accoglie la richiesta di archiviazione presentata il 10 gennaio 2007 dal pm Giancarlo Amato, motivata sull’obiettiva inesistenza di una legge specifica che regolamenti la vita dei partiti (tra le righe si fa comunque riferimento ad una eventuale «negativa ricaduta di immagine personale e politica - per Di Pietro, ndr - che la notorietà del fatto potrebbe determinare nell’opinione pubblica»). Il secondo: il gip opta per un supplemento di indagine invitando, così, il pm a svolgere nuovi e più approfonditi accertamenti alla luce anche delle ulteriori memorie presentate dalla parte offesa. Il terzo: il gip, alla luce del contraddittorio in udienza e delle risultanze investigative depositate, decide di rinviare a giudizio Antonio Di Pietro e in subordine la deputata-tesoriera dell’Idv, Silvana Mura, indagata anch’essa. Capitolo delicato quello del conto in banca nel quale sarebbero passati i circa due milioni di euro che sarebbero stati stornati dal bilancio dell’IdV per essere poi utilizzati in personali campagne elettorali senza il nulla osta previsto nello statuto del partito. Buona parte della documentazione esaminata dalla Gdf è dedicata al complicato intreccio politico finanziario dell’Italia dei Valori diviso tra «partito-movimento» e «associazione». In entrambi i casi presiede Di Pietro, la tesoriera è sempre la Mura, la poltrona di segretario dal 2006 è ricoperta da Susanna Mazzoleni, già signora Di Pietro. Chi fa da sé, all’Idv, fa per tre.
Di Pietro indagato per offesa a Napolitano
L'iscrizione in seguito alla denuncia dell'Unione delle Camere penali italiane
per le parole pronunciate dal leader dell'Idv durante una manifestazione
POLITICA Da repubblica (3 febbraio 2009)
"E' calunnia, porterò 200mila testimoni"
L'ex magistrato contro Dominioni, che ha presentato l'esposto
"Grave errore affidarsi a ricostruzioni giornalistiche sommarie"
Di Pietro alla manifestazione del 28 gennaio
ROMA - Antonio Di Pietro è stato iscritto nel registro degli indagati per offesa all'onore o al prestigio del presidente della Repubblica. L'iscrizione, come atto dovuto, è conseguente alla denuncia che contro il parlamentare è stata presentata il 31 gennaio dall'Unione delle Camere penali italiane (Ucpi). A firmare l'esposto, il presidente del sodalizio professor Oreste Dominioni e il vicepresidente Renato Borzone. La denuncia si riferisce a quanto detto dal leader dell'Idv il 28 gennaio nel corso di un intervento a una manifestazione a Roma. Immediata è arrivata la replica di Di Pietro, che ha parlato di "calunnia" da parte di Dominioni e ha assicurato: "Porterò con me, come testimoni, oltre 200 mila persone che, attraverso la diretta streaming, hanno assistito al mio intervento".
Durante la manifestazione in piazza Farnese l'ex pm, riferendosi a Giorgio Napolitano, aveva detto: "A lei che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo?". Nella denuncia si sottolinea che Di Pietro aveva aggiunto: "Il silenzio uccide, il silenzio è un comportamento mafioso".
Secondo l'Ucpi "la vistosità della portata offensiva e delegittimante l'altissima funzione istituzionale esercitata dalla suprema carica dello Stato, di tali affermazioni ha determinato unanimi comportamenti di ferma indignazione. Tra questi l'opinione di un ex presidente della Repubblica (Oscar Luigi Scalfaro, ndr) che vi ha riscontrato un palese carattere di reato".
Dopo la denuncia, la formalizzazione dell'accusa di offesa all'onore o al prestigio del presidente della Repubblica (articolo 278 del codice penale) era un "atto dovuto". "Bene ha fatto la Procura di Roma a iscrivere, come atto dovuto, la denuncia presentata dall'avvocato Dominioni allo stesso tempo presidente dell'Unione delle Camere penali e legale della famiglia Berlusconi - ha affermato Di Pietro in una nota - La Procura farà altrettanto bene quando iscriverà il nome di Dominioni e di chi, insieme a lui, mi ha calunniato sulla falsa presupposizione che io abbia offeso il capo dello Stato".
Secondo il leader dell'Idv, Dominioni ha commesso "un grave errore" affidandosi a "ricostruzioni giornalistiche sommarie, piuttosto che accertare prima quel che è successo realmente". L'ex pm ha detto anche che l'avvocato porterà di fronte ai giudici "solo un generico sentito dire", mentre lui avrà "200 mila testimoni". "Forse - ha concluso Di Pietro - chi ha fatto quelle denunce non intende perseguire un fine di giustizia, ma soltanto fare un favore ai propri clienti. Spiace che, per fare ciò, abbia coinvolto un'importante istituzione quale quella dell'Unione delle Camere penali".
A stretto giro di posta la controreplica di Dominioni: "Di Pietro, messo di fronte alla portata giuridica delle sue dichiarazioni di piazza Farnese, sembra perdere la misura di ciò che è utile a scagionarsi. Quanto al riferimento alla calunnia, forse è da rimandare l'onorevole Di Pietro alla lettura delle norme e alle sue dichiarazioni registrate dalla stampa. Con una considerazione elementare: non è buona cosa, nell'impostare una propria difesa, fare fumo".
(3 febbraio 2009)
9/9/2009
Rimborsi, Di Pietro indagato
Aperta istruttoria da Corte dei Conti
C'è Italia dei Valori partito e c'è pure Italia dei Valori associazione: il punto è capire quale dei due soggetti abbia percepito i rimborsi elettorali (solo per il 2009 è stato di 11 milioni di euro). Stranezze finanziarie, dunque, che riconducono tutte ad Antonio Di Pietro e sulle quali è ufficialmente aperta un'istruttoria dei magistrati contabili. E' quanto rivela Il Giornale, che da tempo sta conducendo questa battaglia per 'smascherare' l'ex pm, alias, il paladino della trasparenza.
L'ammissione. "Sì, confermo. L’istruttoria è aperta. Altro però non posso dire". Non si sbottona Il viceprocuratore generale della Corte dei conti, Pio Silvestri, che tuttavia conferma che i magistrati contabili stanno indagando sulle anomalie della gestione finanziaria dell’Idv per capire quale soggetto abbia effettivamente percepito i fondi elettorali destinati al partito dell’ex pm. Se venisse confermato che un’associazione di tre soli soci, Di Pietro, presidente, sua moglie Susanna Mazzoleni e una tesoriera fidata, Silvana Mura, che si chiama "Italia dei Valori" come il partito, si è sostituita ad esso richiedendo e incassando in sua vece questi fondi pubblici, sarebbe un fatto senza precedenti.
L'antefatto. L'inizio della vicenda risale al 2004 quando in ticket con Di Pietro per le Europee scende in campo il Cantiere, la formazione politica di Elio Veltri, Achille Occhetto e Giulietto Chiesa. L'intoppo nasce nel momento in cui il Cantiere chiede il rimborso elettorale e si rende conto che qualcosa non quadra. Così i legali della formazione di Occhetto&co avevano segnalato le anomalie: "Nella più totale assenza da parte dell'Ente pagatore (Montecitorio, ndr) sulle condizioni minime di legittimazione a ricevere pagamenti dei rimborsi elettorali, essi vengono conseguiti da parte di un'associazione formata da solo tre persone, che consegue tali ingenti fondi nella inesistenza per giunta di qualsiasi rendiconto".
I fatti. Di Pietro,all'epoca, annunciò di aver disposto il cambiamento dello statuto Idv, facendo in modo che l'associazione e il partito fossero la stessa cosa e non più due soggetti distinti. Eppure, il verbale notarile che dovrebbe equiparare partito e associazione è uscito fuori dopo molti mesi, con una singolare coincidenza: quel verbale contiene solo una firma, quella di Di Pietro, in qualità di presidente. Mancano però le firme degli altri soci, e non è un dettaglio trascurabile. Di qui la notizia dell'inchietsa tuttora aperta presso la Corte dei Conti per vederci chiaro.
La replica. Pronta la replica di Antonio Di Pietro che a Il Caffè di Rainews 24, precisa: "La Procura della Repubblica se n'è già occupata per ben due volte ed ha archiviato il caso. Peraltro io non sono indagato perchè non c'è un'indagine della Procura ma un accertamento della Corte dei Conti che io ritengo doveroso e fisiologico. Ma la verità - sbotta il leader di Idv - è un'altra: oggi tocca a me, ieri e l'altro ieri è toccato ad altri, oggi il Giornale attacca me".
Crisitano era stato intercettato mentre parlava con l'ex Provveditore
delle opere pubbliche di Molise e Campania. Il Leader Idv: "I giudici vadano avanti"
Napoli, indagato il figlio di Di Pietro
l'ex ministro dai Pm per 3 ore
Antonio Di Pietro a Napoli
NAPOLI - Più di tre ore davanti ai pm che indagano sugli appalti a Napoli e che hanno iscritto nel registro degli indagati il figlio Cristiano. Antonio Di Pietro si è recato nel pomeriggio nella sede della procura al Centro Direzionale per chiarire alcuni punti su cui si è particolarmente concentrata l'attenzione dei magistrati: in primo luogo la questione della fuga di notizie che ha caratterizzato la prima fase delle indagini e, indirettamente, la vicenda emersa dalle intercettazioni telefoniche dei rapporti tra il figlio Cristiano, consigliere provinciale dell'Idv di Campobasso, e l'ex provveditore alle opere pubbliche della Campania e del Molise Mario Mautone.
In serata trapela la notizia che Cristiano Di Pietro è stato iscritto nel registro degli indagati della procura partenopea, anche se le fonti giudiziarie hanno precisato che si è trattato di un "atto dovuto".
Ma dagli stessi ambienti degli inquirenti emerge anche soddisfazione per l'esito della testimonianza dell'ex pm di Mani Pulite: Di Pietro avrebbe convinto i pm, documenti alla mano, che non fu una fuga di notizie sulle indagini in corso a determinare il trasferimento a Roma, all'epoca in cui Di Pietro era ministro alle Infrastrutture, di Mautone. Lo spiega lo stesso Di Pietro all'uscita della procura dove è atteso da una folla di giornalisti, fotografi e operatori televisivi.
"Ho messo in condizione la Procura della Repubblica, carte e documenti alla mano, di ricostruire le ragioni per cui responsabilmente e doverosamente, nell'estate 2007, l'ingegner Mautone insieme con altre decine di persone in un grappolo di provvedimenti unitari sono stati trasferiti dalle loro sedi in altre sedi".
"Sono fatti - ha aggiunto - che devo dire, e sono anche rimasto molto orgoglioso del lavoro che ho fatto, hanno trovato un riscontro formidabile dalla lettura incrociata dei documenti da me presentati e dalla lettura delle intercettazioni telefoniche".
Di Pietro non elude poi le domande sul coinvolgimento del figlio nell'inchiesta. "Ho chiesto alla procura di indagare, e la procura doverosamente dovrà indagare, senza alcun riguardo per nessuno. Non vogliamo che ci sia alcuna riserva nei confronti di parenti e figli compresi ed esponenti di partito", afferma in linea con l'atteggiamento assunto sin da quando furono diffuse le intercettazioni telefoniche delle conversazioni tra Cristiano e Mautone. Tuttavia la vicenda,a suo giudizio, va valutata nella esatta dimensione: "L'indagine a Napoli non riguarda mio figlio. Riguarda una vicenda grossissima: vi prego di non trasformare uno stuzzicadenti in una trave e la trave in una pagliuzza".
Ma da ex pm che idea si è fatto sul cosiddetto "sistema Romeo" ipotizzato dai magistrati? Dopo aver precisato che "c'è il segreto istruttorio", ha affermato: "Credo che sia limitativo pensare che ci sia un solo sistema Romeo. La procura sta indagando su mille questioni e alla fine si tireranno le somme".
(16 gennaio 2009)