“….Il 13 marzo, dopo il secondo ricovero, il paziente venne dimesso e gli fu concesso di completare la convalescenza in Vaticano. Da un articolo comparso in seguito (30 marzo) sul Corriere della Sera, 8 sappiamo che alcuni medici avevano proposto di iniziare la nutrizione artificiale già da quella data. Nel suo libro il dott. Buzzonetti scrive che, più o meno in quel periodo « La lenta ripresa delle condizioni generali era resa difficile dalla deglutizione molto difficoltosa, dalla fonazione assai stentata, dal deficit nutrizionale e dalla notevole astenia ». Dai fatti successivi sappiamo che non ci fu mai una “lenta ripresa”. In realtà, le condizioni del paziente continuarono lentamente e inesorabilmente a peggiorare. Non avrebbe potuto essere altrimenti: l’apporto nutrizionale era irrisorio, e probabilmente anche l’assunzione dei liquidi era insufficiente. Come posso sostenere questa affermazione con sicurezza? Non ci sono – a quanto mi risulta – informazioni ufficiali da parte del Vaticano sull’argomento. Però in una nota AdnKronos della fine di marzo si legge che il Papa era dimagrito di 15 chili dall’ultimo ricovero, mentre in un articolo di Repubblica dello stesso periodo si parla una perdita di peso di 19 chili. Al di là dei numeri, il deperimento fisico negli ultimi giorni era evidente ed impressionante. Quel 30 marzo, quando vedemmo il Santo Padre affacciarsi per l’ ultima volta alla finestra, la sua struttura muscolare debilitata dalla denutrizione, oltre che dal morbo di Parkinson, era ormai talmente debole da rendergli faticosa la respirazione anche attraverso la cannula ma soprattutto – questa è la cosa più grave – il sistema immunitario, compromesso dalla denutrizione, era ormai così depresso da non assicurargli più alcuna difesa, per cui una banale infezione ha potuto diventare mortale in poche ore. Nel pomeriggio dello stesso giorno la gravità estrema della situazione convinse finalmente i clinici ad inserire quel sondino che avrebbe dovuto essere stato già collocato da settimane. Troppo tardi. Omissione di un atto terapeutico? Chiarisco subito che non ho critiche da muovere nei confronti dei medici del Papa, anzi, li capisco. Probabilmente nei loro panni avrei agito allo stesso modo. Che cosa era avvenuto? Non sappiamo le ragioni per cui non si è ricorso in tempo utile all’alimentazione artificiale, ma posso immaginarle. Può non essere un’impresa facile spiegare ad un paziente anziano – in quel caso una persona importante abituata a decidere, stanco e reduce da un intervento di trachesotomia – che, oltre alla cannula per respirare che gli è stata applicata ha bisogno di subire un’ ulteriore atto invasivo che consiste nell’inserire manualmente un tubino nello stomaco, per poter mangiare. Quasi certamente i medici si sono attenuti scrupolosamente al loro mandato, hanno prospettato al paziente tutti i vantaggi e gli svantaggi del trattamento, ma non sono riusciti a convincerlo ad accettarlo in tempo utile. La manovra di inserimento è semplice e poco traumatizzante, soprattutto se si sceglie la via nasale, ma l’ impatto psicologico può essere molto negativo. Presumibilmente il Papa, per l’età e per la malattia, non aveva né appetito a sufficienza nè abbastanza sete, perciò la scarsa alimentazione non lo disturbava più di tanto. Sul suo fisico però l’effetto era devastante, i medici ne erano consapevoli e avrebbero voluto porvi rimedio, ma non l’hanno fatto. Hanno lasciato che il Santo Padre deperisse giorno per giorno, come testimoniano le immagini di quel periodo, nonostante si rendessero conto che in quelle condizioni non avrebbe potuto sopravvivere a lungo. Verosimilmente, si esaudiva così il desiderio di serenità di un paziente che, in occasione del precedente ricovero, aveva chiesto “con commovente ingenuità” se per l’intervento di tracheostomia non si poteva almeno aspettare le vacanze estive. Ancora più verosimilmente, i medici sapevano che quell’atto “terapeutico” sarebbe stato considerato da lui un accanimento inutile. Una violenza non solo contro la sua volontà, che forse si sarebbe piegata, ma contro tutto il suo essere e la sua dignità, la sua idea di sé. Ad un paziente non servono molte parole per dire questo al suo medico. Quando poi la conoscenza è di lunga data, come nel caso del dott. Buzzonetti e Karol Wojtyla, le parole possono diventare del tutto superflue. Ciò su cui non possiamo avere dubbi, è il fatto che non può essere stata che la volontà del paziente stesso a guidare una condotta terapeutica che, altrimenti, sembrerebbe monca e ambigua. Non si spiega altrimenti il fatto che un’equipe medica di almeno quindici persone, pronta a salvare il Pontefice in qualsiasi emergenza e in caso di problemi respiratori o cardiaci, non intervenga mentre il paziente muore lentamente di inedia…….. ”
tratto da: La dolce morte di Karol Wojtyla di Lina Pavanelli
La democrazia è anche uno scambio di idee ditemi la vostra saluti giacomo longo.
tratto da: La dolce morte di Karol Wojtyla di Lina Pavanelli
La democrazia è anche uno scambio di idee ditemi la vostra saluti giacomo longo.
La prima forma di democrazia è nata in Grecia, abbiamo ereditato qualcosa ? Oppure no ? dagli ultimi avvenimenti sembrebbe di no !! giacomo longo 08/02/2009
non impressionatevi dalla lunghezza della lettera, ho preferito mandare dei siti così leggerli o non leggerl ? Amleto.
non penso minimamente che tutti leggeranno ma mi auguro che vi sia almeno una esigua minoranza
« Il problema dell'umanità è che i folli e i fanatici sono estremamente sicuri di loro stessi, mentre le persone più sagge sono piene di dubbi. » (bertrand Russel)
Messo all'angolo dalla pressione dei cattolici più integralisti il governo Berlusconi ha scritto ieri un decreto per impedire l'esecuzione della sentenza della Corte d'Appello di Milano: un piccolo colpo di Stato. El Pais, 6 fe

