risveglio è meno amaro del previsto, Silvio Berlusconi indossa la sua tuta blu notte e ritrova un minimo di sorriso e di serenità: «Riposarmi, io? Macché», dopo le dimissioni da presidente del Consiglio non ha intenzione di prendersi un periodo sabbatico, il Cavaliere, né di allontanarsi dalla politica. Si rituffa subito nell’agone: «Mi occuperò del Pdl e dei nostri gruppi parlamentari». Decine di telefonate, tanti attestati di solidarietà che servono un po’ a sbiadire il ricordo dei baccanali di sabato sera. Silvio ne è rimasto traumatizzato: «Le mie dimissioni sono state un atto d’amore verso il Paese, non ho capito chi ha gioito. Mi ha amareggiato molto». Per non parlare dei lanciatori di monetine: «Facinorosi pagati dalla sinistra, che ha organizzato la contestazione». Ma tanto è una ruota che gira: «Quando nei prossimi mesi il governo farà le manovre di lacrime e sangue, le patrimoniali, i prelievi sui conti correnti, torneranno tutti qui sotto», indica la finestra che dà alle spalle di via del Plebiscito, «ma per manifestare in mio favore».


